Io faccio un lavoro a rischio per a gravidanza. E siccome è un lavoro a rischio il datore di lavoro è obbligato a cambiarmi mansione, anche per una mansione inferiore. Nel caso in cui non possa farlo viene chiesta la maternità anticipata. Normalmente il popolo delle educatrici inizia così subito a stare a casa, ma io no. Io lavoro per il Comune. E non so quanto l'inquisizione brunettesca abbia lasciato effetti su questo, tant'è che il mio datore di lavoro "non si prende la responsabilità di dichiarare che non può cambiarmi di mansione", per cui a partire da oggi sono stata spostata in ufficio in comune. Ovviamente non mi è stato comunicato in che ufficio, a fare che cosa, con che orari, ma pazienza, stamattina prendo coraggio e vado, chissà che non sia l'occasione di fare un'esperienza diversa. Per fortuna ho avuto qualche intoppo stamattina e non sono entrata presto quanto avrei voluto, perché bollo alle 8,49, vado dalla mia direttrice e non c'è. Chiedo aiuto al portiere, che mi scorta fino all'altro ufficio che si occupa del nido, dove vengo accolta molto cordialmente e dove mi viene detto di aspettare l'arrivo della direttrice. Gentilmente mi viene offerta una sedia. Grazie. Intanto guardo il soffitto. Alle 10,30 circa finalmente la direttrice arriva e mi mette a compilare i bollettini per gli utenti del nido, ma solo mentre organizza il mio lavoro che poi scopro consistere in 10 minuti di fotocopie. Stop, finito. Di nuovo a guardare il soffitto. Ovviamente continuo a non avere un pc, una scrivania, un posto dove appoggiare le mie cose, ma una sedia ce l'ho. Quella degli ospiti.
Finalmente arriva la pausa pranzo, e torno a casa, completamente depressa. Dopo mezz'ora torno e mi aspetta un po' più di lavoro, che la mia collega gentilmente mi cerca in modo da non farmi annoiare del tutto: passo il pomeriggio a timbrare cedolini e ho l'opportunità anche di fare qualche somma con la calcolatrice.
A parte il chiedersi l'utilità di avere una laurea, un certo tot di corsi e competenze e quasi dieci anni di lavoro; mi chiedo che senso ha tenermi lì a fare niente, per quale oscuro motivo ci si deve incaponire a farmi andare a lavorare lo stesso quando non sono utile a nessuno e quando questo non può che essere solo una fote di stress per me. E allora mi vengono mille pensieri, rispetto alla mia condizione di donna incinta, che da subito viene trattata come un peso per la società: già, perchè se sei incinta non stai dando un contributo alla società, facendola crescere ed evolvere grazie al ruolo di madre e grazie ai tuoi figli che contribuiranno a far crescere una nuova generazione, no.. sei semplicemente un intoppo, una macchina non produttiva, qualcosa che si è impigrito e non rende. E allora inizio a pensare che il cambio di mansioni sia una forma di mobbing legalizzato.