martedì 14 gennaio 2014
LIBRI - Mimesis pubblica (finalmente) una monografia sul mockumentary
venerdì 19 novembre 2010
I DISPERSI, la guida ai film che non vi fanno vedere e i mockumentary
Uscirà nelle librerie di tutta Italia il volume DISPERSI. GUIDA AI FILM CHE NON VI FANNO VEDERE, un volume realizzato dalla redazione di Hideout a cura di Alberto Brumana, Marco Valsecchi, Sara Sagrati e Carlo Prevosti (autore di questo blog) ed edito da Falsopiano.Ogni anno, nel mondo, vengono prodotti circa 25mila film, di cui meno di 500 vengono distribuiti in Italia. Su questo dato la webzine Hideout ha iniziato un lavoro di ricerca e analisi del cinema che non c’è ovvero di quei titoli, che pur interessanti e/o commerciali, non hanno trovato distribuzione nel nostro Paese.
Questo libro vuole essere un’utile e dettagliata rassegna in grado di proporre 100 titoli mai distribuiti in Italia, suddivisa in 10 capitoli e completata da 10 approfondimenti tematici.
Buona lettura e buona visione!
martedì 20 luglio 2010
Le [di]visioni imperfette, un falso a fumetti
Dopo un po' di latitanza torna attivo il blog con la presentazione di un documentario che per sua natura non può essere che finto. Non è la prima occasione (ricordiamo il caso di Quattro Dita) comunque in cui parliamo di un esperimento a fumetti, in questo caso si tratta de Le [di]visioni imperfette, di Makkox, pubblicato da Coniglio Editore, un piccolo volume che racconta con pungenti vignette a china uno strano quadrangolo tra marito, moglie e i rispettivi amanti.Il volume è diviso in due parti nettamente distinte, la seconda racconta in forma di documentario la stessa storia attraverso i racconti dei protagonisti, interviste e altre testimonianze. Lettura consigliata per una giornata sotto l'ombrellone un po' diversa e, sicuramente, più acida!
lunedì 26 ottobre 2009
Storia del documentario italiano, immagine e culture dell'altro cinema e la bibliografia del Bel Paese
In occasione de La settimana del documentario a Varese abbiamo incontrato Marco Bertozzi, autore del volume Storia del documentario italiano, edito da Marsilio, un testo importantissimo e molto dettagliato che colma una profonda lacuna del panorama critico ed editoriale italiano.La bibliografia dedicata al cinema documentario in Italia è decisamente esigua, tanto che i titoli pubblicati da case editrici a livello nazionale si contano sulla punta delle dita di due mani.
Ecco un (breve) elenco dei testi fondamentali.
L'idea documentaria di Marco Bertozzi, Lindau
L'abc del documentario di Carlo Alberto Pinelli, Dino Audino
Il film documentario di Ansano Giannarelli Silvia Savorelli, Dino Audino
Introduzione al documentario di Bill Nichols, Lindau
Vedere e Potere di Jean-Louis Comolli, Donzelli
Storia e pratiche del documentario di Gauthier Guy, Lindau
La vita colta in flagrante. Breve storia del documentario di Pinelli C. Alberto, Dino Audino
Il documentario. L'altra faccia del cinema di Breschand Jean, Lindau
Uomini con la macchina da presa. Introduzione al cinema documentario di Pinna Salvatore, Aipsa
Immagini dal mondo. Storia, teoria e tecnica del documentario di Alessandro Cecchi Paone, UTET
venerdì 25 luglio 2008
LIBRI - Jusep Torres Campalans di Max Aub
Ecco una recensione trovata IBS:
La pubblicazione quasi contemporanea del libro di Max Aub su
Bunuel e di questa certo più chiassosa e bizzarra monografia su un pittore del tutto inventato dalla fantasia di Max Aub, rischia - me ne rendo conto - di oscurare un po' o almeno di lasciare in ombra il primo e di attrarre tutta la curiosità dei lettori sulla seconda. È successo con i giornali quotidiani che su quel " falso letterario " si sono ora gettati con piccolo ma vistoso fragore. Invece, a mio modesto avviso, penso che se forse (o senza forse) le conversazioni con Bunuel sono tra le due l'opera più importante, i due libri si scambino in ogni caso illuminazioni e "sapori" l'un l'altro. Inoltre, questo "Jusep Torres Campalans", opportunamente ristampato da Sellerio, era già uscito in Italia nel 1963 presso le edizioni Mondadori nei "Quaderni della Medusa", collana diretta da Elio Vittorini, e non aveva però suscitato quell'interesse che la sua eccezionalità in molti sensi meritava. E se ora tale interesse l'ha suscitato, si deve soprattutto all'atmosfera più ricettiva tanto nel campo degli ingegnosi falsi in arte quanto della "bella " menzogna in letteratura, su cui Ripellino, Manganelli e Lavagetto hanno tra noi discettato in questi anni. I due libri, dicevo, si completano. Non solo perché, sono entrambi, in fondo, due libri sull'avanguardia dei primi tre lustri del secolo, ma anche perché, l'infinità di dati che Aub esibisce nel "Campalans" appartengono anche al libro su Bunuel e in parte lo completano. Ma poi, se ho detto che Bunuel e Aub si assomigliano (anarchici, surrealisti, autori dell'assurdo, con gusto della contraffazione e del gioco, ecc.), questo è vero anche per Bunuel e Campalans, e quasi per le stesse ragioni, compresa una certa voglia sottile del paradosso e della dissacrazione. E se Bunuel, nell'opera che lo riguarda, conversando con Aub, si riferisce al libro "Delitti esemplari" del suo amico (anch'esso pubblicato da Sellerio, ma prima ospitato in parte nella rivista "Il Caffè" di Vicari, tanto amata da Calvino e da Sciascia), questo significa che anche Bunuel avrebbe potuto scrivere qualcosa del genere; e così Campalans. In quel libro, infatti, sono elencati o raccontati in breve, quasi come notizie di cronaca, un buon numero di omicidi ingegnosi con la relativa motivazione; per esempio: "Lo uccisi in sogno, poi non potei far altro che sopprimerlo sul serio. Inevitabilmente".
Ma come è fatto poi il "Jusep Torres Campalans" di cui sto parlando? L'ho già definito la monografia di un pittore immaginario, coetaneo di Picasso. Così, per rendere più vera la sua monografia inventata, Aub la fornì di ogni ingrediente necessario: una biografia del pittore, un opportuno inquadramento storico, due interviste in un paesino sperduto del Messico, dove Campalans si era rifugiato rinunciando alla pittura e a Parigi, e il catalogo completo delle sue opere (che non appare n‚ nella prima edizione mondadoriana, n‚ in questa di Sellerio). Ma l'invenzione fu preparata da Aub attraverso una vera mostra di dipinti, a Città del Messico e a New York, e solo fu dichiarata tale, cioè cosa inventata, comprese le riproduzioni di quadri, quando l'editore francese Gallimard volle saperne di più su quel pittore, del quale lo scrittore spagnolo aveva fornito tante notizie ghiotte.
La presentazione editoriale (Sellerio) avverte che un chiaro sintomo di tutta questa sagace invenzione si può scoprire in uno dei distici che, tra uno di Gracian e uno di Ortega y Gasset, apre il libro: "Come può esistere verità senza menzogna?", attribuita ad un imprecisato autore del Settecento spagnolo. Eppure Aub si sarebbe potuto ispirare tranquillamente a un detto di Cervantes: "la menzogna è tanto migliore quanto più sembra veritiera".
Per l'edizione spagnola del libro, pubblicata purtroppo dopo che Aub era morto (1973), lo scrittore aveva persino aggiunto altri disegni, aveva trovato le foto dei due genitori di Campalans (due belle facce di contadini catalani), e un fotomontaggio dove si vedono fianco a fianco Picasso e Campalans...
giovedì 17 aprile 2008
LIBRI - Sopravvivere coi lupi, vero o falso?
Esce a fine mese il film Sopravvivere coi lupi di Véra Belmont, versione cinematografica del best seller (pseudo) autobiografico di Misha Defonsece. Il libro racconta la storia vissuta all'età di 8 anni dall'autrice che racconta come riuscì a salvarsi dalle persecuzioni naziste contro gli ebrei perché, orfana di genitori, riuscì a fuggire e fu adottata da un branco di lupi.In realtà è tutto falso. L'autrice si chiama Monique e non è di orgini ebree, bensì cattoliche. come ha dimostrato un'inchiesta del quotidiano belga Le Soir. Inoltre Monique non era orfana all'età di otto anni, bensì i suoi genitori fecero parte della Resistenza, ma non furono perseguitati per motivi razziali. A complicare la situazione Misha-Monique, che ha ammesso di non essere mai stata adottata dai lupi, ma fu cresciuta da alcuni parenti che sospettavano suo padre come traditore (forse aveva confessato sotto tortura).
Ma come considerare un falso di questo genere? Ovviamente si è trattato di una mossa che è servito a crare comunicazione attorno al libro e, quindi, anche al film. Quanto sarebbe cambiato se fosse stato chiaro fin da principio che la storia in questione fosse frutto di fiction? L'editore, come si legge sul blog Lanostrastoria ammette con qualche reticenza l'impostura ma dichiara nella bandella di copertina di aver troppo rispetto del pubblico per privarlo di una tale opera. Si tratta di ipocrisia, come scrive l'autore del pezzo: pare semplice pensare che l'unico motivo della riedizione è il business. lunedì 14 aprile 2008
LIBRI - Quattro dita di Rich Koslowski
Riportiamo un post da Comicsblog:ProGlo presenta un vero e proprio capolavoro del fumetto: Quattro Dita (Three Fingers), un’opera di Rich Koslowski.
Quattro Dita sarà disponibile, a partire da maggio, in formato brossurato (25,5×21) e presenterà 144 pagine b/n al prezzo di 19 euro.
Quattro Dita ripercorre la vita di Dizzy Walters, indiscusso genio dell’animazione americana, attraverso mezzo secolo di storia Hollywoodiana. Ma Quattro Dita è anche la storia vera della vita di un topo di nome Rickey Rat, un tempo fulgidissima star del cinema animato, adesso vecchio e alcolizzato cartone che blatera di strane storie e ancor più strani complotti…
Quattro Dita si presenta nella forma (del tutto inedita per un fumetto) di falso documentario (o mockumentary, come si dice in inglese), innestandosi sulla via già tracciata da capolavori cinematrografici come Zelig e This is Spinal Tap. Koslowski rielabora il genere del mockumentary per il medium fumetto, inserendo interviste esclusive, fotografie d’annata, eventi e personaggi che hanno fatto la storia del cinema e degli Stati Uniti: l’operazione di mimetizzazione è talmente ben riuscita che sembra di assistere a una puntata di Behind the music, lo show televisivo a cui l’autore si è ispirato, ambientata in un universo parallelo.
Il punto di vista che sottostà all’opera è, se non inedito, del tutto non convenzionale: Koslowski immagina che i cartoon siano dotati vita propria nell’America degli anni ’50 e ‘60, e racconta di una comunità ghettizzata che tanto ricorda quella afroamericana: un tema già suggerito in opere come Chi ha incastrato Roger Rabbit, ma qui reso con tutta la crudezza e il cinismo idonee a un’opera che pretende di raccontare una realtà, seppur fittizia (ma neanche tanto, se si pensa alla fonte d’ispirazione di un gran numero dei primi personaggi dei cartoons. Questi ultimi derivavano, in effetti, da una visione stereotipata delle minoranze etniche, tipica anche delle riviste di vaudeville).Una graphic novel che riallaccia fili e temi della storia sommersa d’America (come la caccia alle streghe, i Kennedy e l’interazione razziale) e tesse un unico grande affresco al cui c’entro c’è lui, il topo più importante di Hollywood. Quattro Dita racconta di pettegolezzi e Storia, passioni e vizi, successi e fallimenti, che si stringono, come cerchi concentrici, verso la madre di tutte le teorie del complotto.
Anche dal punto di vista
del linguaggio l’opera offre degli spunti d’interesse, non solo per la componente sperimentale offerta dalla particolare struttura del lavoro, ma anche dal modo in cui questa struttura viene esplicitata. Ci troviamo davanti a due modulazioni diverse del linguaggio che interagiscono: le sequenze ambientate nel passato narrativo, che presentano materiale d’archivio raccontato in voce off, vengono rese tramite l’uso di fotografie e collage, con una struttura libera della pagina e testo che si sovrappone alle immagini, laddove le sequenze che illustrano il presente narrativo, le interviste, sono completamente disegnate, con tavole prevalentemente in griglia fissa di due righe (metodo che rende alla perfezione il tempo televisivo dell’intervista), griglia che occasionalmente, in alcuni momenti di maggior tensione drammatica, viene scardinata. I due metodi interagiscono a meraviglia, imprimendo un senso di movimento a un’opera che altrimenti sarebbe apparsa ingessata.Quattro Dita deve certamente buona parte del suo primo impatto al ben posizionato twist della trama, di stampo cospirazionista, che avviene nella prima parte del volume, ma è anche un’opera che, alla rilettura, offre una serie di spunti di riflessione non banali non solo sui retroscena dell’industria dello spettacolo, ma anche sul rapporto fra fruitori e personaggi di fantasia.
lunedì 3 marzo 2008
UCRONIA - Un mondo diverso dal reale
L'ucronìa (anche detta storia alternativa, allostoria o fantastoria) è una forma di narrativache tratta di un mondo la cui storia si è differenziata dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.Il termine ucronìa deriva dal greco e significa letteralmente "nessun tempo" (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un saggio apparso nel 1857. È ucronìa chiedersi, ad esempio, cosa sarebbe successo in Europa, se l'Impero romano fosse sopravvissuto fino ai nostri giorni, se l'Impero bizantino non avesse subito l'invasione islamica, se la Rivoluzione Francese non fosse scoppiata, se Napoleone avesse vinto a Waterloo, se l'andamento della Grande guerra fosse stato diverso, se Hitler avesse vinto la Seconda guerra mondiale o se Gorbaciov non avesse cambiato l'Unione Sovietica, o in America, se la Francia avesse vinto la Guerra dei Sette Anni, se l'Inghilterra fosse riuscita a reprimere i rivoltosi americani alla fine del Diciottesimo secolo o se i confederati avessero vinto la Guerra di secessione americana, o in Italia, se gli Ostrogoti fossero stati capaci di respingere i bizantini, se Cristoforo Colombo si fosse impossessato dell'America per conto della Repubblica di Genova, se la Repubblica di Venezia e la Repubblica di Genova fossero rimaste indipendenti all'indomani del Congresso di Vienna o se Benito Mussolini non fosse sceso in guerra a fianco di Hitler.
Non sono invece considerate ucronìe le storie scritte in un'epoca precedente a quella in cui sono ambientate, come ad esempio il romanzo 1984 di Orwell scritto nel 1948.
Il primo esempio di ucronia può essere considerato il brano dell' opera Ab Urbe condita dove Tito Livio contempla la possibilità che Alessandro Magno avesse sviluppato il regno macedone ad ovest anziché ad est.
Per la sua natura, l'ucronia è in genere assimilata al più vasto genere della fantascienza. Il genere dell'ucronia si può mescolare a quello dell'utopia o della distopia quando va a descrivere società ideali o, al contrario, indesiderabili. Talvolta anche i romanzi del filone steampunk, prevalentemente ambientati nel XIX secolo, possono sconfinare nell'ucronia. Tra i maggiori scrittori di ucronie ricordiamo Philip Dick (La svastica sul sole), Harry Turtledove (i cicli di Invasione e Colonizzazione), Robert Harris (Fatherland) e addirittura un improbabile Winston Churchill (Se Hitler avesse vinto la guerra), forse il più celebre scrittore ucronico. In Italia, dato che il fatto più controverso della storia recente è il fascismo, le opere ucroniche tendono a prendere spunto da esso e a cercare punti di divergenza dalla storia ufficiale: per esempio, cosa sarebbe successo se l'Italia di Mussolini non fosse entrata nella seconda guerra mondiale. Tra gli esempi di questo filone la trilogia Occidente di Mario Farneti, che racconta la storia di un'Italia fascista sopravvissuta alla seconda guerra mondiale (durante la quale era rimasta neutrale ed era stata sovvenzionata economicamente e militarmente dagli Stati Uniti) e che sconfisse l'URSS durante la terza guerra mondiale, diventando così, insieme agli USA, una superpotenza. Un altro cameo ucronico italiano è Garibaldi a Gettysburg, di Pierfrancesco Prosperi, che racconta cosa sarebbe successo se Garibaldi non avesse aiutato i nordisti durante la guerra civile americana (la differenza più importante è la scomparsa degli USA a favore dei CSA, mentre il Veneto sarebbe rimasto austriaco).
Numerose opere a fumetti, soprattutto i comic book americani, hanno sfruttato l'idea dell'ucronia e delle terre parallele in generale. La DC Comics ha creato una linea di fumetti chiamata Elseworlds in cui le storie sono ambientate su terre alternative del multiverso DC con protagonisti i supereroi editi della casa editrice (tra i più famosi ricordiamo Red Son con un
Superman che viene allevato dai Sovietici e Kingdom Come dove i classici eroi DC, ormai vecchi e stanchi, devono riunirsi per combattere una nuova generazione di super esseri violenti e crudeli). La Marvel Comics ha a sua volta sfruttato il concetto di ucronia nei propri fumetti, in particolare con le saghe Age of Apocalypse e nella recente House of M. La serie mutante Exiles racconta le avventure di alcuni mutanti che viaggiano tra le dimensioni parallele e lo stesso universo Ultimate è di fatto un universo parallelo all'universo Marvel ufficiale (così come lo erano i defunti Marvel 2099 e New Universe). Tra gli esperimenti più bizzarri va ricordato l'Amalgam Comics in cui i personaggi della DC e della Marvel si fondevano insieme creando incroci improbabili come Spider-Boy (Superboy + Spiderman) o Iron Lantern (Iron Man + Green Lantern). Per quanto riguarda il fumetto italiano, l'albo 240 di Dylan Dog (che tra l'altro porta al ritorno tra gli autori della serie Tiziano Sclavi) è intitolato, per l'appunto, proprio Ucronìa. Da segnalarsi anche V for Vendetta, scritto da Alan Moore e David Lloyd, dove l'Inghilterra è sottoposta ad un governo fascista (anche se questo può essere visto come un esempio di distopia). Tra le pubblicazioni italiane è rappresentativa la recente Gli Albi di Occidente, fumetti tratti dalla trilogia di romanzi ucronici Occidente di Mario Farneti.Charles Renouvier, Ucronia (Uchronie), 1876
Marcel Thiry, Scacco al tempo (Echec au temps), 1945
André Maurois, Si Louis XVI...
Antoine Blondin, Les enfants du bon Dieu, 1952
Winston Churchill, Se Hitler avesse vinto la guerra
Roger Callois, Ponzio Pilato (Ponce Pilate)
Philip Dick, La svastica sul sole (The Man in the High Castle), 1962
William Gibson, Bruce Sterling, La macchina della realtà (The Difference Engine), 1991
Robert Harris, Fatherland
Harry Turtledove, ciclo dell'Invasione e ciclo della Colonizzazione
Sophia McDougall, trilogia di Romanitas
Kim Stanley Robinson, Gli anni del riso e del sale
Narrativa in italiano
AA.VV., Se l'Italia - Manuale di storia alternativa da Romolo a Berlusconi, Vallecchi, 2005
Mario Farneti, trilogia di Occidente
Luca Masali, I biplani di D'annunzio
Carlo Menzinger, Il Colombo divergente, Genova, Edizioni Liberodiscrivere, 2001
Massimo Mongai, Il fascio sulle stelle
Guido Morselli, Contro-passato prossimo, Milano, 1975
Pierfrancesco Prosperi, Garibaldi a Gettysburgh, ed. Nord, 1993
Giampietro Stocco,Nero italiano e Dea del caos
Francesco Dessolis, "Ingannare il tempo" Ed. AER Club - Il Melograno
lunedì 12 novembre 2007
LIBRI - I promessi sposi: storia milanese del secolo XVII scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni
Lo stratagemma di inserire un (falso) documento ritrovato dallo stesso autore ha contribuito a dare vita al più importante romanzo italiano, I promessi sposi che nella sua terza versione (quella del 1840 dopo il Fermo e Lucia e Gli Sposi Promessi) è il capolavoro assoluto di Alessandro Manzoni. Ecco riportato di seguito l'incipit con il documento che Manzoni avrebbe scoperto e rielaborato per portare a termine il suo lavoro.
Ma, quando io avrò durata l'eroica fatica di trascriver questa storia da questo dilavato e graffiato autografo, e l'avrò data, come si suol dire, alla luce, si troverà poi chi duri la fatica di leggerla?Questa riflessione dubitativa, nata nel travaglio del decifrare uno scarabocchio che veniva dopo accidenti, mi fece sospender la copia, e pensar più seriamente a quello che convenisse di fare. "Ben è vero, dicevo tra me, scartabellando il manoscritto, ben è vero che quella grandine di concettini e di figure non continua così alla distesa per tutta l'opera. Il buon secentista ha voluto sul principio mettere in mostra la sua virtù; ma poi, nel corso della narrazione, e talvolta per lunghi tratti, lo stile cammina ben più naturale e più piano. Sì; ma com'è dozzinale! com'è sguaiato! com'è scorretto! Idiotismi lombardi a iosa, frasi della lingua adoperate a sproposito, grammatica arbitraria, periodi sgangherati. E poi, qualche eleganza spagnola seminata qua e là; e poi, ch'è peggio, ne' luoghi più terribili o più pietosi della storia, a ogni occasione d'eccitar maraviglia, o di far pensare, a tutti que' passi insomma che richiedono bensì un po' di rettorica, ma rettorica discreta, fine, di buon gusto, costui non manca mai di metterci di quella sua così fatta del proemio. E allora, accozzando, con un'abilità mirabile, le qualità più opposte, trova la maniera di riuscir rozzo insieme e affettato, nella stessa pagina, nello stesso periodo, nello stesso vocabolo. Ecco qui: declamazioni ampollose, composte a forza di solecismi pedestri, e da per tutto quella goffaggine ambiziosa, ch'è il proprio carattere degli scritti di quel secolo, in questo paese. In vero, non è cosa da presentare a lettori d'oggigiorno: son troppo ammaliziati, troppo disgustati di questo genere di stravaganze. Meno male, che il buon pensiero m'è venuto sul principio di questo sciagurato lavoro: e me ne lavo le mani".
Nell'atto però di chiudere lo scartafaccio, per riporlo, mi sapeva male che una storia così bella dovesse rimanersi tuttavia sconosciuta; perché, in quanto storia, può essere che al lettore ne paia altrimenti, ma a me era parsa bella, come dico; molto bella. "Perché non si potrebbe, pensai, prender la serie de' fatti da questo manoscritto, e rifarne la dicitura?" Non essendosi presentato alcuna obiezion ragionevole, il partito fu subito abbracciato. Ed ecco l'origine del presente libro, esposta con un'ingenuità pari all'importanza del libro medesimo.
Taluni però di que' fatti, certi costumi descritti dal nostro autore, c'eran sembrati così nuovi, così strani, per non dir peggio, che, prima di prestargli fede, abbiam voluto interrogare altri testimoni; e ci siam messi a frugar nelle memorie di quel tempo, per chiarirci se veramente il mondo camminasse allora a quel modo. Una tale indagine dissipò tutti i nostri dubbi: a ogni passo ci abbattevamo in cose consimili, e in cose più forti: e, quello che ci parve più decisivo, abbiam perfino ritrovati alcuni personaggi, de' quali non avendo mai avuto notizia fuor che dal nostro manoscritto, eravamo in dubbio se fossero realmente esistiti. E, all'occorrenza, citeremo alcuna di quelle testimonianze, per procacciar fede alle cose, alle quali, per la loro stranezza, il lettore sarebbe più tentato di negarla.
Ma, rifiutando come intollerabile la dicitura del nostro autore, che dicitura vi abbiam noi sostituita? Qui sta il punto.
Chiunque, senza esser pregato, s'intromette a rifar l'opera altrui, s'espone a rendere uno stretto conto della sua, e ne contrae in certo modo l'obbligazione: è questa una regola di fatto e di diritto, alla quale non pretendiam punto di sottrarci. Anzi, per conformarci ad essa di buon grado, avevam proposto di dar qui minutamente ragione del modo di scrivere da noi tenuto; e, a questo fine, siamo andati, per tutto il tempo del lavoro, cercando d'indovinare le critiche possibili e contingenti, con intenzione di ribatterle tutte anticipatamente. Né in questo sarebbe stata la difficoltà; giacché (dobbiam dirlo a onor del vero) non ci si presentò alla mente una critica, che non le venisse insieme una risposta trionfante, di quelle risposte che, non dico risolvon le questioni, ma le mutano. Spesso anche, mettendo due critiche alle mani tra loro, le facevam battere l'una dall'altra; o, esaminandole ben a fondo, riscontrandole attentamente, riuscivamo a scoprire e a mostrare che, così opposte in apparenza, eran però d'uno stesso genere, nascevan tutt'e due dal non badare ai fatti e ai principi su cui il giudizio doveva esser fondato; e, messele, con loro gran sorpresa, insieme, le mandavamo insieme a spasso. Non ci sarebbe mai stato autore che provasse così ad evidenza d'aver fatto bene. Ma che? quando siamo stati al punto di raccapezzar tutte le dette obiezioni e risposte, per disporle con qualche ordine, misericordia! venivano a fare un libro. Veduta la qual cosa, abbiam messo da parte il pensiero, per due ragioni che il lettore troverà certamente buone: la prima, che un libro impiegato a giustificarne un altro, anzi lo stile d'un altro, potrebbe parer cosa ridicola: la seconda, che di libri basta uno per volta, quando non è d'avanzo.
lunedì 18 giugno 2007
LIBRI - A Modest Proposal di Jonathan Swift
Jonathan Swift, nel ruolo di un personaggio, suggerisce attraverso motivazioni economiche ed un convinto moralismo, di trasformare il problema dello squallore tra i cattolici irlandesi nella sua stessa soluzione. La proposta dell'autore consiste nell'ingrassare i bambini denutriti e darli da mangiare ai ricchi proprietari terrieri irlandesi. I figli dei poveri potrebbero essere venduti in un mercato della carne all'età di un anno per combattere la sovrapopolazione e la disoccupazione. Cosi facendo si risparmierebbe alle famiglie il costo del nutrimento dei figli fornendole di una piccola entrata aggiuntiva, si migliorerebbe l'alimentazione dei più ricchi e si contribuirebbe al benessere economico dell'intera nazione. L'autore offre un supporto statistico per le sue asserzioni e fornisce dati specifici sul numero di bambini da vendere, il loro peso, il prezzo ed i possibili modi di consumazione. L'autore suggerisce alcune ricette per preparare questo delizioso tipo di carne ed è sicuro che questa cucina innovativa darà spunto per ulteriori piatti. Anticipa, inoltre, che le pratiche di vendita e di consumo di bambini avrà positivi effetti sulla moralità familiare: i mariti tratteranno le loro mogli con più rispetto ed i genitori valuteranno i loro bambini in modi finora sconosciuti. La sua conclusione è che l'implementazione di questo progetto aiuterà a risolvere i problemi complessi dell'Irlanda in materia sociale, politica ed economica più di ogni altra misura finora proposta.
Quest'opera è ritenuta il più grande esempio di ironia nella storia della letteratura inglese.
L'intento satirico della Modesta proposta venne frainteso da molti contemporanei di Swift, che fu duramente criticato per aver scritto una prosa di un simile "cattivo gusto". Swift andò addiritturà vicino alla perdita del suo patrocinio. Il fraintendimento fu anche causato dal contrasto tra la proposta cannibalistica e il tono sincero dell'esposizione.
Il testo originale. Il testo in italiano:
Queste madri, invece di avere la possibilità di lavorare e di guadagnarsi onestamente da vivere, sono costrette a passare tutto il loro tempo andando in giro ad elemosinare il pane per i loro infelici bambini, i quali, una volta cresciuti, diventano ladri per mancanza di lavoro, o lasciano il loro amato Paese natio per andarsene a combattere per il pretendente al trono di Spagna, o per offrirsi in vendita ai Barbados. Penso che tutti i partiti siano d’accordo sul fatto che tutti questi bambini, in quantità enorme, che si vedono in braccio o sulla schiena o alle calcagna della madre e spesso del padre, costituiscono un serio motivo di lamentela, in aggiunta a tanti altri, nelle attuali deplorevoli condizioni di questo Regno; e, quindi, chiunque sapesse trovare un metodo onesto, facile e poco costoso, atto a rendere questi bambini parte sana ed utile della comunità, acquisterebbe tali meriti presso l’intera società, che gli verrebbe innalzato un monumento come salvatore del paese. Io tuttavia non intendo preoccuparmi soltanto dei bambini dei mendicanti di professione, ma vado ben oltre: voglio prendere in considerazione tutti i bambini di una certa età, i quali siano nati da genitori in realtà altrettanto incapaci di provvedere a loro, di quelli che chiedono l’elemosina per le strade. Per parte mia, dopo aver riflettuto per molti anni su questo tema importante ed aver considerato attentamente i vari progetti presentati da altri, mi son reso conto che vi erano in essi grossolani errori di calcolo. é vero, un bambino appena partorito dalla madre può nutrirsi del suo latte per un intero anno solare con l’aggiunta di pochi altri alimenti, per un valore massimo di spesa non eccedente i due scellini, somma sostituibile con l’equivalente in avanzi di cibo, che la madre si può certamente procurare nella sua legittima professione di mendicante; ma è appunto quando hanno l’età di un anno che io propongo di provvedere a loro in modo tale che, anziché essere di peso ai genitori o alla parrocchia, o essere a corto di cibo e di vestiti per il resto della vita, contribuiranno invece alla nutrizione e in parte al vestiario di migliaia di persone. Un altro grande vantaggio del mio progetto sta nel fatto che esso impedirà gli aborti procurati e l’orribile abitudine, che hanno le donne, di uccidere i loro bambini bastardi; abitudine, ahimè, troppo comune fra di noi; si sacrificano cosí queste povere creature innocenti, io credo, piú per evitare le spese che la vergogna, ed è cosa, questa, che muoverebbe a lacrime di compassione anche il cuore piú barbaro ed inumano. Di solito si calcola che la popolazione di questo Regno sia attorno al milione e mezzo, ed io faccio conto che, su questa cifra, vi possano essere circa duecentomila coppie, nelle quali la moglie sia in grado di mettere al mondo figli; da queste tolgo trentamila, che sono in grado di mantenere i figli, anche se temo che non possano essere tante, nelle attuali condizioni di miseria; ma, pur concedendo questa cifra, restano centosettantamila donne feconde. Ne tolgo ancora cinquantamila, tenendo conto delle donne che non portano a termine la gravidanza o che perdono i bambini per incidenti o malattia entro il primo anno. Restano, nati ogni anno da genitori poveri, centoventimila bambini. Ed ecco la domanda: come è possibile allevare questa moltitudine di bambini, e provvedere loro? Come abbiamo già visto, nella situazione attuale questo è assolutamente impossibile, usando tutti i metodi finora proposti. Infatti non possiamo impiegarli né come artigiani, né come agricoltori, perché noi non costruiamo case (intendo dire in campagna), né coltiviamo la terra; ed essi possono ben di rado guadagnarsi da vivere rubando finché non arrivano all’età di sei anni, salvo che non posseggano doti particolari; anche se, lo debbo ammettere, imparano i rudimenti molto prima di quell’età. Ma in questo periodo essi possono essere considerati propriamente solo degli apprendisti, come mi ha spiegato un personaggio eminente della contea di Cavan; il quale appunto mi ha dichiarato che non gli capitò mai di imbattersi in piú di uno o due casi al di sotto dell’età di sei anni, pur in una parte del Regno tanto rinomata per la precocità in quest’arte. I nostri commercianti mi hanno assicurato che i ragazzi e le ragazze al disotto dei dodici anni non costituiscono merce vendibile, e che anche quando arrivano a questa età non rendono piú di tre sterline o, al massimo, tre sterline e mezza corona, al mercato; il che non può recar profitto né ai genitori né al Regno, dato che la spesa per nutrirli e vestirli, sia pure di stracci, è stata di almeno quattro volte superiore. Io quindi presenterò ora, umilmente, le mie proposte che, voglio sperare, non solleveranno la minima obiezione. Un Americano, mia conoscenza di Londra, uomo molto istruito, mi ha assicurato che un infante sano e ben allattato all’età di un anno è il cibo piú delizioso, sano e nutriente che si possa trovare, sia in umido, sia arrosto, al forno, o lessato; ed io non dubito che possa fare lo stesso ottimo servizio in fricassea o al ragú. Espongo allora alla considerazione del pubblico che, dei centoventimila bambini già calcolati, ventimila possono essere riservati alla riproduzione della specie, dei quali sono un quarto maschi, il che è piú di quanto non si conceda ai montoni, ai buoi ed ai maiali; ed il motivo è che questi bambini sono di rado frutto del matrimonio, particolare questo che i nostri selvaggi non tengono in grande considerazione, e, di conseguenza, un maschio potrà bastare a quattro femmine. I rimanenti centomila, all’età di un anno potranno essere messi in vendita a persone di qualità e di censo in tutto il Regno, avendo cura di avvertire la madre di farli poppare abbondantemente l’ultimo mese, in modo da renderli rotondetti e paffutelli, pronti per una buona tavola. Un bambino renderà due piatti per un ricevimento di amici; quando la famiglia pranzerà da sola, il quarto anteriore o posteriore sarà un piatto di ragionevoli dimensioni e, stagionato, con un po’ di pepe e sale, sarà ottimo bollito al quarto giorno, specialmente d’inverno. Ho calcolato che, in media, un bambino appena nato venga a pesare dodici libbre e che in un anno solare, se nutrito passabilmente, arrivi a ventotto. Ammetto che questo cibo verrà a costare un po’ caro, e sarà quindi adattissimo ai proprietari terrieri, i quali sembra possano vantare il maggior diritto sui bambini, dal momento che hanno già divorato la maggior parte dei genitori. La carne di bambino sarà di stagione per tutta la durata dell’anno, ma sarà piú abbondante in marzo, e un po’ prima dell’inizio e dopo la fine di quel mese. Ci informa infatti un autore serissimo [Rabelais], eminente medico francese, che, essendo il pesce una dieta favorevole alla prolificità, nei paesi cattolici ci sono piú bambini nati circa nove mesi dopo la Quaresima di quanti non ce ne siano in qualunque altro periodo dell’anno; di conseguenza, un anno dopo la Quaresima il mercato sarà piú fornito del solito, perché il numero dei bambini dei Papisti è almeno di tre contro uno, in questo paese; ricaveremo quindi parallelamente un altro vantaggio, quello di far diminuire il numero dei Papisti in casa nostra. Ho già calcolato che il costo di allevamento per un infante di mendicanti (nella quale categoria faccio entrare tutti i contadini, i braccianti ed i quattro quinti dei mezzadri) è di circa due scellini all’anno, stracci inclusi; ed io penso che nessun signore si lamenterà di pagare dieci scellini il corpo di un bambino ben grasso che, come ho già detto, può fornire quattro piatti di ottima carne nutriente per quando abbia a pranzo qualche amico di gusti difficili, da solo o con la famiglia. Il proprietario di campagna imparerà cosí ad essere un buon padrone ed acquisterà popolarità fra gli affittuari, la madre avrà dieci scellini di profitto netto e sarà in condizione di lavorare finché genererà un altro bambino. I piú parsimoniosi (ed io confesso che la nostra epoca ne ha bisogno) potrebbero scuoiare il corpo, la cui pelle, trattata artificialmente, dà meravigliosi guanti per signora e stivaletti estivi per signori eleganti. Per quanto concerne la nostra città di Dublino, nelle parti piú acconce, potrebbero apprestarsi mattatoi per codesta bisogna; e possiamo star certi che non mancheranno i macellai; anche se io vorrei raccomandare di comperar vivi i bambini e di prepararli caldi, appena finito di usare il coltello, come si fa per arrostire i maiali. Una degnissima persona, che ama veramente il suo Paese, e le cui virtú tengo in grande considerazione, si compiacque di recente, parlando di questo argomento, di suggerire un perfezionamento al mio progetto. Egli diceva che, dal momento che molti gentiluomini del Regno in questi ultimi tempi hanno distrutto la selvaggina, pensava che sarebbe stato possibile ovviare alla mancanza di cacciagione procurando corpi di giovinetti e fanciulle non al di sopra dei quattordici anni e non al di sotto dei dodici: dato che tanto sono quelli, sia dell’uno che dell’altro sesso, che sono avviati a morire di fame per mancanza di lavoro o di assistenza: ed i genitori, se ancora in vita, oppure i parenti piú prossimi, sarebbero ben lieti di liberarsi di loro. Tuttavia, pur con tutta la deferenza per un cosí eccellente amico e per un patriota di tanto merito, non posso essere completamente d’accordo con lui. Per quanto riguarda i maschi, un Americano di mia conoscenza, che ha avuto modo di farne esperienza frequente, mi ha assicurato che la carne era generalmente magra e coriacea come quella dei nostri scolari, a cagione del troppo esercizio fisico, e che il sapore era sgradevole e non valeva la pena di ingrassarli. Per quanto riguarda le femmine poi, io sono umilmente del parere che in questo modo si procurerebbe un danno alla comunità intera, perché tra breve esse sarebbero divenute feconde. D’altra parte non improbabile che persone scrupolose possano criticare severamente una pratica di questo genere (benché del tutto ingiustamente, com’è ovvio), considerandola come qualcosa che rasenti la crudeltà; e confesso che, nel caso mio, questa è sempre stata la piú forte obiezione ad ogni progetto, anche se presentato con le migliori intenzioni. Ma debbo dire, a giustificazione del mio amico, che egli mi confessò che questo espediente gli fu suggerito dal famoso Salmanazar, nativo dell’isola di Formosa, il quale venne a Londra piú di venti anni fa e, parlando con lui, gli disse che al suo Paese, quando accadeva che qualche giovane fosse condannato a morte, il boia vendeva il cadavere a qualche personaggio importante, come leccornia di prima qualità, e che, ai suoi tempi, il corpo di una ragazza paffutella sui quindici anni, che era stata crocifissa per tentato avvelenamento del re, era stato venduto al primo ministro di Sua Maestà Imperiale e ad altri grandi mandarini della corte, a fette, appena tolta dalla forca, per quattrocento corone. Effettivamente, non posso negare che se si facesse la stessa cosa con parecchie ragazze ben nutrite di questa città, le quali, senza un soldo in loro possesso, non vanno fuori di casa se non in portantina, e si fanno vedere a teatro ed alle riunioni coperte di abiti vistosi venuti dall’estero, che non saranno mai loro a pagare, il Regno non andrebbe certo avanti peggio di ora. Alcune persone, portate allo scoraggiamento, si preoccupano molto della grande quantità di poveri in età avanzata, ammalati e storpi, e mi si è chiesto di indirizzare le mie riflessioni alla ricerca di metodi atti a sollevare la nazione di un peso tanto gravoso. Però questa faccenda non mi preoccupa punto, perché è noto che muoiono e vanno in putrefazione ogni giorno per freddo e fame, per la sporcizia ed i pidocchi, con una rapidità che si può considerare ragionevole. Quanto ai braccianti piú giovani, va detto che la loro attuale situazione non offre maggiori speranze. Non possono trovare lavoro e, di conseguenza, deperiscono per mancanza di nutrizione, a tal segno che, se viene loro affidato un qualsiasi comune lavoro, non sono in grado di farlo: e cosí il Paese e loro stessi vengono ad essere felicemente liberati dei mali a venire. La digressione è stata troppo lunga, e quindi ora torno al mio argomento. Io ritengo che i vantaggi offerti dalla mia proposta siano molti e piú che evidenti, ed anche della massima importanza. Primo: come ho già osservato, diminuirebbe enormemente il numero dei Papisti dai quali siamo infestati annualmente, dato che, nella nazione, sono quelli che fanno piú figli, oltre ad essere i nostri nemici piú pericolosi; e se restano in Patria, lo fanno di proposito, per consegnare il Regno al Pretendente, sperando di trarre vantaggio dall’assenza di tanti buoni protestanti, che hanno preferito abbandonare il loro Paese piuttosto che starsene a casa a pagare le decime contro coscienza ad un coadiutore del vescovo. Secondo: i poveri affittuari avranno dei beni di loro proprietà che, per legge, potranno essere resi suscettibili di sequestro ed aiutare a pagare l’affitto al padrone, dal momento che grano e bestiame sono già stati confiscati ed il denaro è cosa del tutto sconosciuta. Terzo: previsto che il mantenimento di circa centomila bambini dai due anni in su non può essere calcolato di un costo inferiore a dieci scellini l’anno per ogni capo, il patrimonio della nazione aumenterà in questo modo di cinquantamila sterline l’anno, senza tener conto della nuova pietanza introdotta nelle mense di tutti i signori del Regno che siano di gusti raffinati; ed il denaro circolerà fra di noi, essendo l’articolo completamente di nostra produzione e lavorazione. Quarto: i produttori regolari, oltre al guadagno di otto scellini buoni, ottenuti annualmente con la vendita dei bambini, si libereranno del peso di mantenerli dopo il primo anno di età. Quinto: questa nuova pietanza porterà anche molti consumatori alle taverne, e gli osti avranno certamente la precauzione di procurarsi le migliori ricette per prepararla alla perfezione; quindi i loro locali saranno frequentati da tutti i signori di rango, che giustamente vengono valutati in base alla conoscenza che hanno della buona cucina; ed un cuoco esperto, che sappia come conquistarsi il favore della clientela, farà in modo di mantenere un prezzo che li saprà soddisfare. Sesto: si avrebbe un grande incoraggiamento al matrimonio, che tutte le nazioni di buon senso hanno cercato di favorire con premi, o imposto con leggi ed ammende. Aumenterebbe la cura e la tenerezza delle madri per i bambini, quando fossero sicure di una sistemazione certa sin dall’inizio, e procurata in qualche modo dalla comunità a loro annuo profitto, anziché, a loro carico; e ben presto avremmo modo di vedere un’onesta emulazione fra le donne sposate nel portare al mercato il bambino piú grasso. Gli uomini, durante la gravidanza della moglie, le sarebbero affezionati tanto quanto lo sono ora alla cavalla, alla mucca o la scrofa prossima a figliare, né la minaccerebbero di pugni e di calci (cosa purtroppo frequente nella pratica), per timore di un aborto. Potrebbero elencarsi molti altri vantaggi. Ad esempio, l’aumento di qualche migliaio di esemplari nella nostra esportazione di manzo in barile, la maggior diffusione della carne di porco, ed un miglioramento nell’arte di fare il buon prosciutto che si trova in quantità tanto scarsa a cagione del grande consumo che facciamo di maialini da latte, una pietanza troppo frequente nelle nostre mense che tuttavia non è neppure alla lontana paragonabile, sia per il sapore sia per la figura che fa, a quella fornita da un bambino di un anno, grasso e ben pasciuto: il quale, arrostito intero, farà una splendida figura alla festa del sindaco della città o a qualsiasi altro ricevimento pubblico. Ma questo ed altro voglio tralasciare, preoccupandomi di esser conciso. Supponendo che mille famiglie in questa città comperino costantemente carne di bambino, in aggiunta ad altri che potrebbero acquistarla in liete circostanze, particolarmente per i matrimoni e per i battesimi, calcolo che Dublino consumerebbe annualmente circa ventimila esemplari, ed il resto del Regno (in cui probabilmente verrebbe venduta ad un prezzo lievemente inferiore) i rimanenti ventimila. Io non prevedo obiezione possibile alla mia proposta, a meno che non si insista nel dire che la popolazione del Regno in questo modo dimunuirebbe notevolmente. Lo ammetto ben volentieri, ed è questo, di fatto, uno degli scopi principali della mia proposta. Prego il lettore di osservare che il mio rimedio è destinato soltanto ed unicamente a questo Regno d’Irlanda e a nessun altro che sia mai esistito, che esista o abbia ad esistere nel futuro sulla terra. Che quindi non mi si parli di altri espedienti: di tassare di cinque scellini la sterlina i proprietari che non si curano delle loro terre; di non usare abiti o mobili di casa che non siano di nostra produzione e lavorazione; di respingere tutti i materiali e gli strumenti che favoriscano il lusso straniero; di guarire le nostre donne dalla mania delle spese che fanno per orgoglio, vanità, pigrizia e passione del gioco; di introdurre una vena di parsimonia, prudenza e temperanza; di imparare ad amare il nostro Paese, cosa in cui siamo diversi persino dai Lapponi e dagli abitanti di Topinambu; di abbandonare la nostra animosità e la faziosità, e di non comportarci piú come gli Ebrei, che si scannavano l’un l’altro persino nel momento in cui la loro città veniva presa; di stare un po’ piú attenti a non vendere il nostro Paese e la nostra coscienza per niente; di insegnare ai proprietari ad avere almeno un po’ di pietà per i loro affittuari. Infine, di far entrare un po’ di onestà, di operosità e di capacità nello spirito dei nostri bottegai i quali, se potesse ora esser presa la decisione di comprare soltanto merce nostra, si unirebbero immediatamente per imbrogliarci e ricattarci sul prezzo, sulla misura e sulla qualità, né si sono mai potuti indurre a fare qualche proposta commerciale onesta e decente, nonostante siano stati spesso e calorosamente invitati. Pertanto, ripeto, che nessuno venga a parlarmi di questi espedienti o di altri del genere, finché non abbia almeno un barlume di speranza che vi possa essere qualche generoso e sincero tentativo di metterli in pratica. Quanto a me, stanco com’ero di offrirvi utopie inutili ed oziose, alla fine disperavo ormai del successo: quando per fortuna mi è venuta in mente questa proposta che, essendo interamente nuova, presenta alcunché di solido e di concreto, è di nessuna spesa e di poco disturbo, rientra pienamente nelle nostre possibilità di attuazione, e non fa correre il rischio di recar torto all’Inghilterra. Infatti questo tipo di merce non tollera l’esportazione, perché la carne è di consistenza troppo tenera per consentire una lunga durata nel sale; anche se forse io potrei nominare un Paese che sarebbe ben contento di mangiarsi per intero tutta la nostra nazione anche senza questo condimento. Dopo tutto, non sono cosí tenacemente avvinto alla mia idea da rifiutare qualsiasi proposta che venga fatta da persone di buon senso, che sia altrettanto innocente, facile da mettersi in pratica, efficace e di poco costo. Ma prima che qualcosa del genere venga presentato in concorrenza con il mio progetto, offrendo qualcosa di meglio, desidero che l’autore, o gli autori, abbiano la cortesia di ponderare a lungo due punti. Primo: stando le cose come stanno, come potranno trovare cibo e vestiti per centomila bocche e spalle inutili. Secondo: esiste in questo Regno circa un milione di creature in sembianze umane, le quali, pur mettendo insieme tutti i loro mezzi di sussistenza, resterebbero con un debito di due milioni di sterline; mettiamo i mendicanti di professione insieme con la massa di agricoltori, braccianti e giornalieri che, con le loro donne ed i bambini, sono mendicanti di fatto: ed io invito quei politici, ai quali non garba il mio progetto, e che forse avranno il coraggio di azzardare una risposta, ad andare a chiedere prima di tutto ai genitori di questi mortali se non pensino, oggi come oggi, che sarebbe stata una grande fortuna quella di essere andati in vendita come cibo di qualità all’età di un anno, alla maniera da me descritta, evitando cosí tutta una serie di disgrazie come quelle da loro patite, per l’oppressione dei padroni, l’impossibilità di pagare l’affitto senza aver denaro o commerci di qualche sorta, la mancanza dei mezzi piú elementari di sussistenza, di abitazione e di abiti per ripararsi dalle intemperie, con la prospettiva inevitabile di lasciare per sempre in eredità alla loro discendenza questi medesimi triboli, se non peggiori. Dichiaro con tutta la sincerità del mio cuore che non ho il minimo interesse personale a cercar di promuovere quest’opera necessaria e che non sono mosso da altro motivo che il bene generale del mio Paese, nel miglioramento dei nostri commerci, nell’assistenza ai piccoli e l’aiuto ai bisognosi, e nella possibilità di offrire qualche piacevole passatempo agli abbienti. Io non ho bambini dai quali posso propormi di ricavare qualche soldo: il piú piccolo ha nove anni, e mia moglie ha ormai passata l’età di averne ancora."martedì 12 giugno 2007
LIBRI - La guida turistica della Molvania
una parodia di un tipico paese dell'ex blocco sovietico. Gli autori sono stati molto scrupolosi, inventandosi di sana pianta tutto quello che c'è da sapere su un paese prima di andarci: geografia, storia, valuta, trasporti,cartine stradali e mappe di città, lingua, luoghi di interesse. Tutto rigorosamente inventato! Insomma, è proprio una guida, che non ha nulla da invidiare a guide molto più famose. Anzi, di certe guide famose, riprende tipici modi di proporre i paesi, incongruenze e approssimazioni. Spesso infatti le guide "normali" si trovano di fronte ad un dilemma: che dire del paese X sul quale in realtà c'è veramente poco da dire? Che può fare una "povera" guida di fronte alla purtroppo evidente carenza di attrazioni turistiche? Di solito, in maniera più o meno velata, cerca di raddrizzare le cose, usando qualche aggettivo in più: "i ruderi del castello Y" possono diventare senza troppo sforzo "gli antichissimi resti del castello reale di Y". Semplice, no?Edita dalla Jetleg Travel, la guida sulla
Molvania è tutto questo: il tentativo di "vendere" un paese assolutamente privo di attrattive, dove anche il folklore locale riesce solo ad essere patetico. In aiuto a questo tentativo di far apparire bello ed interessante quello che non lo è, spunta una insospettata figura: il viaggiatore alternativo, quello che viaggia da solo, quasi senza guida (anzi magari le guide le odia), quello che dorme ovunque e fa sempre incontri straordinari con la gente e scopre sempre posti stupendi non segnalati (sulla guida). Ma il suo voler essere bastian contrario, il suo vedere ogni difficoltà del viaggio come un elemento positivo, alla fine gioca proprio in favore dello "smercio" del paese (e della guida). I suoi interventi, sparsi in tutto il libro, sono veramente spassosi. Nella guida suddetta, dentro la macina della satira, finisce poi anche il paese stesso, che, seppur inventato, rappresenta tutti gli stereotipi che bene o male condividiamo sui paesi dell'est: gente contadina, beona e un po' violenta. Ma forse la presa in giro, più che verso la Molvania, è verso di noi, che leggiamo, e in fondo siamo rincuorati quando i nostri stereotipi vengono confermati da una guida...Molvanîa: una terra mai raggiunta dai dentisti (edita in Italia da Rizzoli).
