Sulla rivista IN ALTRI TERMINI, n.19, gennaio 2007 apprendo di un progetto noto come videocomunicazione, un strumento pubblicitario che vede protagoniste le 13 maggiori stazioni ferroviarie italiane e che a Roma Termini è pienamente realizzato. Leggo:
L’idea (…) si è rivelata vincente in quanto colpisce l’attenzione dei numerosi frequentatori di questi scali ferroviari e al tempo stesso riconsegna alle stazioni movimento, colori e luce.
Insomma uno scende dal treno e mentre si fa spazio tra la folla che disordinatamente fluisce, incappa nella pubblicità a ciclo continuo -ideata dalle menti (geniali? Perverse?) di Grandi Stazioni -che blatera dagli schermi lcd disseminati in ogni angolo.Insomma, la TV, alla stazione. E c'è già da un po', non sarò la sola ad essermene accorta, almeno a Termini.
Nell'articolo si precisa che:
in questa prima fase il progetto non prevede contenuti ma messaggi promo-pubblicitari di aziende e marchi di livello come Dior, Armani, Calvin Klein, D&G, Coca Cola e Ferrero.Ma c'è già chi pensa oltre: l'articolo, infatti, prosegue con le proposte dei soliti noti "burattinai " della comunicazione quelli che, in parole povere, decidono cosa propinarci in TV, (come Gori di Magnolia) e che ora fanno a gara a riempire i neonati palinsesti del nuovo mezzo per rivolgersi ad un target definito giovane e colto, che frequenta la stazione soprattutto per motivi di lavoro: molti di loro pensano che le sitcom siano appropriate per il nuovo mezzo, altri scomodano la sinergia con la natura vedendoci bene cascate, farfalle, paesaggi&Co, altri ancora attingerebbero alle scene spettacolari degli sport estremi. Nessuno si sente di escludere notiziari ed eventi in diretta.
Alla luce di tutto ciò, mi chiedo: ma è davvero utile trovare la TV alla stazione? Volete restituirmi l'illusione di trovarmi nel salotto di casa? Ma ci avete pensato, signori burattinai, al problema dell'inquinamento e del risparmio energetico? Ma avete visto in che condizioni si trova uno, quando viaggia in treno? Non sarebbe stato meglio potenziare le linee, rinnovare i treni, insomma fare qualcosa di utile alla collettività? "Treno ristrutturato in collaborazione con Endemol Italia", lo avrei letto molto più volentieri.
A pensarci bene i signori burattinai non hanno tutti i torti: per quelli che chiamano i
non-luoghi della modernità, come le stazioni e gli aeroporti, transitano molte migliaia di persone al giorno e trovo giusto e comprensibile offrire ai passanti/passeggeri occasioni di svago per ingannare l'attesa. Mi sembra ovvio pure che si ricorra a soluzioni d'impatto visivo, di immediatezza. Magari ci sarà pure qualcuno nell'intervallo tra un treno e l'altro che gradisce ingannare l'attesa in un modo diverso dalla solita vetrina, chi lo sa... Mi sembra pure ovvio che qualcuno dovrà pure guadagnarci su tale offerta, è così che va la vita. Ma che a guadagnarci siano i soliti noti e che si tiri in ballo ancora e di nuovo la TV, no.
Credo che non si farebbe fatica a contattare un paio di giovani aspiranti fotografi e permettere loro di esporre, anche gratuitamente, le proprie foto: una galleria organizzata ogni volta su un tema diverso, che si faccia guardare per puro intrattenimento, che non mi obblighi a spolverare le mie conoscenze di storia dell'arte, senza biglietto o a un costo irrisorio di pochi centesimi, non so voi, ma io la frequenterei volentieri. Se non altro si darebbe, non dico lavoro, ma almeno la possibilità ai giovani-che-si-affacciano-sul-mercato-del-lavoro di mettere qualcosa di interessante sul curriculum, visto che tutti sono bravi a pretendere l'esperienza, ma nessuno è disposto a fartela acquisire. Lo stesso discorso, penso, si potrebbe fare con ballerini, artisti vari, artigiani, poeti, pittori...
Che si tiri in ballo ancora e di nuovo la TV, dicevo, non sono d'accordo. Perché non mi diverto a vedere che uno va in un negozio di elettrodomestici e davanti alle tv in esposizione la gente fa capannello a vedere le partite. Non mi diverto neanche ad accorgermi che uno va a mangiare fuori e si ritrova a guardare il Milionario, programma che si presta magnificamente a farsi guardare anche se l'audio è disturbato dai rumori della sala. Non c'è mai da preoccuparsi, uno esce e la tv la trova ovunque, sono così gentili, a volte, da fartela trovare su tutti i lati di una sala.
Eppure i non-luoghi spesso danno tante informazioni sulla gente e sullo spirito del posto ché è un peccato gravissimo tenersi le cuffiette o trattenersi davanti agli schermi...
E' bello girare, guardarsi intorno, chiacchierare. Persino recarsi alle toilettes...
In quelle surreali dei luoghi pubblici dell'Egitto, (non so come vada in quelle riservate agli uomini) c'è spesso una donna che ti apre la porta, che se vede che sei straniera ti fa una specie di inchino per farti entrare, che ti dà i fazzolettini mentre ti lavi le mani e che, per la logica del luogo, merita una mancia. Capita pure che una è appena arrivata al Cairo, che viaggia da ore e ore e che, sapendo che il viaggio prosegue in macchina, decida di servirsi della toilette con il proprio arabo sbilenco. Capita pure che una, dopo un'ardua ricerca del modo in cui tirare lo sciacquone, tragga la conclusione che non sia possibile farlo e, gettata la spugna, esca a lavarsi le mani. Ed ecco che entra in azione la vecchina sbilenca come il tuo arabo che infila le mani nella cassetta, tira lo sciacquone e viene pure a porgerti il fazzolettino per le mani. E poi chiede qualche spicciolo aiutandosi con il gesto universalissimo dei soldi, per assicurarsi di essere capita. E una, con l'arabo che ancora gattona, come glielo spiega alla servizievole vecchina che ancora non ha cambiato i soldi e tutto il resto, vedendo per giunta che la signora in questione ci rinuncia e con un altro gesto di comprensione universale ti invita ad uscire? C'è qualcosa che prende il sopravvento in quei momenti lì, qualcosa che fa apparire uno come realmente è e non importa che l'arabo non sta in piedi, "Aspetta, torno subito" se uno lo sa dire, lo dice in quei momenti.
E una riparte riponendosi nel cuore i tanti complimenti della vecchietta e il suono di quelle monetine che le saltano nel palmo della mano e che se in euro corrispondono a nulla, a qualcun altro servono per mangiare.